Regolamento Ambientazione Registrazione Credits

Ambientazione Generale
Città di Londra
Torna alla Home





«Un giorno, gli uomini si volteranno indietro e diranno che io sono stato il precursore del XX secolo.»


«Nella mia mente avrei sempre collegato Londra alla pioggia. Questa assurda, maledetta pioggia che sa di autunno inoltrato, che sa di un'anziana nobildonna che non vuole vedere il suo fascino piegarsi alla decadenza. Questa dannata pioggia che lava via ogni traccia, lasciandoti con l'illusione di poter cancellare, di poter fare finta che niente sia successo. Eppure allo stesso modo non riesci a non guardare; e più guardi, più ti entra dentro, e lo sai che Londra non ti lascerà mai dimenticare. Londra è l'unico motivo per cui avrei mai lasciato qualunque altro posto del mondo.
Passa una donna con un ombrello rosso lungo London Bridge. Lascio cadere mezza sterlina nel Tamigi, e mi chiedo quanto ci metterà a diventare irriconoscibile. Dei bambini corrono sotto la pioggia sul viale principale di Hyde Park; un vagabondo dorme ubriaco all'angolo di una via a Camden Town, mentre i mercanti indiani ritirano la merce dai banchi. Lascio cadere il sigaro a terra, verso il mio caffè da asporto e lo guardo scorrere assieme all'acqua acida della pioggia. Delle ragazze straniere ridono in coro al riparo dei portici a Covent Garden.
E io consapevole ritorno, strisciando i miei passi verso Whitechapel. E mi chiedo cosa ci sia in fondo di diverso; mi chiedo quanto ci metterà a tornare.»


«Chi ha detto che Londra è grigia e noiosa?
Sposto la tenda rosa della mia stanza, osservo fuori e il via vai di macchine e persone è allucinante.
Parlano della Grande Mela, ma Londra non è da meno.
Vivo a Piccadilly Circus, e il via vai è..."giustificato", o almeno così dicono. Affondo in un mare umano, in perenne e scomposto movimento. Il trucco è non vederli. Non puoi vederli tutti, tanto vale non vederne neanche uno.
Qui c'è una delle stazioni della London Underground, ed è la zona più "in" per lo shopping di tutta Londra. Compro un completo intimo. Compro scarpe da cinquecento sterline. Compro orecchini di oro bianco, un vestito elegante per le grandi occasioni. Alimento la calca davanti alle vetrine dei negozi, e compro abiti firmati di uno stilista italiano.
E di nuovo alla finestra, dalla mia postazione di sentinella, osservo i londinesi passeggiare. Sono ormai le cinque, l'ora del tea. E non posso che approfittarne per scendere, e dare luogo a questo meraviglioso stereotipo. Così deliziosamente inglese.
Una passeggiata non fa mai male, osservare le varie strade che si diramano per Piccadilly è un piacere; Trafalgar Square, Oxford Street, Regent Street. Vedere i turisti che si affannano, mentre tu, tu ne conosci ogni singolo centimetro a memoria. La tube, e Soho. Soho era la mia meta sin dall'inizio. Ma non mi fermo, non mi posso fermare. Questa è Londra, ed è tutta mia, ogni giorno che passa. Gli altri non li vedo.
Se un giorno mi avessero mai detto che sarei nata in una città bella come questa, non li avrei mai creduti.»


«Cado, mi rialzo. Respiro a pieni polmoni, aria di casa, questo lurido, schifoso angolo di mondo che chiamo casa. Le notti del vecchio porto pregne della puzza di alcol e del cibo di squallidi take away cinesi. Pensavo che un giorno ne sarei uscita; pensavo che un giorno sarei stata capace di fare del nulla qualcosa. Oggi guardo la mia vita rapprendersi, tra le mani ruvide degli ubriaconi, davanti ai ghigni sdentati dei vecchi marinai. La mia Londra è sporco e cemento. La mia Londra è polvere, e sangue. E' fango e merda. E' il vomito degli ubriachi agli angoli delle strade, è perdersi in un vicolo buio, è un gatto randagio che ruba avanzi di pesce dalla spazzatura. E' un rossetto troppo vistoso e una gonna troppo corta; un paio di collant rotti, una pelliccia sintetica di terza mano.
E ogni sera è così tardi, troppo tardi anche per cercare un'anima di seconda mano.»


«Attraverso il velo di pioggia che ci divide, la sento respirare.
Indossa un vestito azzurro.
I capelli appesantiti dall’acqua, le scarpe in mano.
Cerca di farsi vedere sollevando un braccio.
Ha rotto un tacco. E smagliato una calza… Che brutta giornata ha avuto la mia bambina...

La osservo.
La sfioro con gli occhi.
Senza che lei se ne renda conto sono già lì, accanto a lei.
Le guance rosa...
Il collo candido...
Carne morbida come burro...

Mi avvicino...
Le sorrido...
Lei mi guarda...
Non ha paura... »

«Posso esserle utile?»